Il cane di quartiere

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Chi è e come nasce il cane di quartiere

Il fenomeno del randagismo canino è un problema che affligge l’Italia e soprattutto il sud del paese. Tuttavia è importante sottolineare che i cani liberi non sono automaticamente un pericolo ma lo possono diventare se il “branco” è composto da un numero elevato di randagi affamati e non abituati ad interagire con l’uomo o altri animali.

Nel nostro paese, grazie alla Legge n. 28191, Legge quadro sulla prevenzione al randagismo e tutela degli animali d’affezione, applicata singolarmente da ogni Regione, viene disposto il divieto di abbattere cani o gatti randagi, come pure quello di regolamentarne la presenza sul territorio attraverso l’iscrizione all’anagrafe regionale e relativa sterilizzazione, il tutto a spese pubbliche.

Generalmente il cane randagio viene custodito all’interno del canile comunale e potenzialmente adottabile, gratuitamente, da soggetti interessati. Esperienza insegna, purtroppo, che un cane ospitato in una struttura può passare il resto della sua vita all’interno del box perché non viene adottato, senza escludere la mala fede  di persone losche che non incentivano gli affidi, al fine di garantirsi entrate di soldi comunali come corrispettivo giornaliero per il mantenimento degli animali.

A questo punto, oltre che incentivare il numero delle adozioni e svuotare i canili, nasce una figura che pare prendere piede, quella del “cane di quartiere”, riconosciuta da molte leggi regionali e regolamenti comunali.

Ad esempio, la Legge Regione Campania n. 16 del 24 novembre 2001 “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo” regolamenta all’articolo 10 “I cani di quartiere”.

Come dispone la normativa citata, laddove si accerti la mancanza di pericolosità per la sicurezza dell’uomo, di altri animali o cose, si riconosce al cane il diritto di essere animale libero. Tale animale si definisce cane di quartiere”.

Stessa disposizione è stata recepita dalla Regione Molise, mediante il riconoscimento di questa figura attraverso regolamenti comunali.

Così il Comune laziale di Rocca Massima, provincia di Latina, all’art. 4 del “Regolamento per l’affidamento di cani randagi rinvenuti sul territorio comunale e per l’istituzione del cane di quartiere” prevede la possibilità di riconoscere la presenza di cani liberi e quindi appartenenti a “tutti”, ovviamente nel rispetto della sicurezza pubblica

Nel momento in cui il cane già libero su un determinato territorio viene riconosciuto non pericoloso dalla ASL, viene sterilizzato e microchippato a spese del Comune, risultando iscritto nell’anagrafe canina regionale a nome dell’ente stesso.

Il cane deve portare un segno di riconoscimento, come ad esempio un collare con targhetta, e monitorato da un’associazione animalista o privato volontario che si assume l’onere di gestione e responsabilità dell’animale.

Invitiamo pertanto i volontari attivi su un determinato territorio a segnalare al sindaco la presenza di cani che, di fatto, appartengono al quartiere perché riconosciuti, curati dalla cittadinanza e non pericolosi per l’uomo. In questo modo,  l’animale non soltanto gode di libertà riconosciuta ma, si spera, tutelato ai sensi di legge perché vaccinato, curato e identificato.

Sottolineiamo inoltre che i comuni, anche in assenza di specifica legge regionale, possono disporre propri regolamenti per riconoscere la figura del cane libero.

Il quadrupede viene così seguito da persone amanti degli animali, rispettandone la sua natura di essere senziente libero ma nello stesso tempo mantenendo l’ente comunale responsabile della sua gestione come prevede la legge.

Forse, applicando rigidamente le regole per il riconoscimento e la gestione del cane di quartiere, la lotta contro il randagismo sarà sempre più forte e vincente, tutelando in tal modo il migliore amico dell’uomo.

Avv. Claudia Taccani
Responsabile sportello legale OIPA Italia Onlus
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2 thoughts on “Il cane di quartiere

  1. leggendo quanto l’articolo riporta sui cani di quartiere, non capisco, giuridicamente, come possa conciliarsi la figura di un cane per quanto monitorato, ma sempre libero, con gli obblighi di legge per i padroni dei cani, ossia: di responsabilità sia civile che penale per danni o lesioni a persone, animali e cose provocati dal proprio animale, di prendere ogni possibile precauzione per impedire la fuga del proprio animale, di custodire il proprio animale garantendo la tutela di terzi dal rischio di aggressioni, di utilizzare sempre il guinzaglio a
    una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni, di portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di
    persone o animali o su richiesta delle autorità competenti, e la pulizia delle deiezioni.

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